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Il mondo sarà vegetariano ma in Valdichiana si può dire sì alla "fiorentina" senza sensi di colpa

bisteccaLa provocazione lanciata durante l'incontro "L'invaso di Montedoglio per un sviluppo ecocompatibile della Valdichiana" organizzato dal Consorzio 2 Alto Valdarno. Giorgio Federici docente alla facoltà di Ingegneria dell'Università di Firenze: «Nel mondo c'è sempre meno acqua a disposizione, per uso domestico e per agricoltura e produzione di cibo. Ma l'acqua di Montedoglio potrà far continuare a mangiare la "fiorentina" visto che la Valdichiana consuma acqua propria e di qualità». Paolo Tamburini, presidente del Consorzio 2 Alto Valdarno: «La carne di Chianina dei nostri allevamenti è sana grazie anche all'uso dell'acqua di alta qualità di Montedoglio in tutta la filiera, dai foraggi all'abbeveramento. Il rapporto Oms non rispecchia la nostra situazione produttiva, le nostre situazioni igienico alimentari. Le nostre produzioni non hanno bisogno di tanti conservanti, coadiuvanti, igienizzanti».

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La "fiorentina" non fa male e in Valdichiana si può continuare a mangiarla. «Il mondo secondo alcuni dovrà diventare vegetariano visto il consumo di acqua necessario negli allevamenti, ma la Valdichiana potrà continuare a mangiare la "fiorentina" di Chianina proprio per la presenza dell'acqua di Montedoglio». È la provocazione lanciata dal professor Giorgio Federici, docente alla facoltà di Ingegneria dell'Università di Firenze, ad Expo in occasione del convegno organizzato dal Consorzio di Bonifica 2 Alto Valdarno.

«Tra i rischi del pianeta ci sono i problemi legati all'uso dell'acqua e alla produzione del cibo. Purtroppo l'acqua è globalmente una risorsa finita e da quarant'anni a questa parte c'è complessivamente sempre meno risorsa a disposizione. Anzi, c'è bisogno del 40% in più di acqua di quanta ne abbiamo».

Molta acqua viene impiegata per la produzione di cibo.

«In Europa l'Italia è tra i Paesi con la maggiore impronta idrica, essendo del 25% più alta della media dell'Unione Europea, che ammonta a 1.836 metri cubici pro capite l'anno. Anche l'impronta idrica dell'Italia è di 66% più alta della media mondiale, che ammonta a 1.385 metri cubici pro capite l'anno. L'Italia si colloca anche tra i Paesi che consumano più acqua pro capite dopo Stati Uniti, Canada e Australia».

In Italia l'82% dell'acqua viene consumata per l'agricoltura e pertanto reimmessa nell'ambiente, il 7% dall'industria e solo il 4% va per uso domestico. I prodotti di origine animale rappresentano il 50% dell'impronta idrica del consumo giornaliero procapite, 6.309 litri. La domanda provocatoria che, quindi, si fa il professor Federici è «rinunciare alla bistecca? Diventare tutti vegetariani? Si dovrà diventare vegetariani ma sicuramente non in Valdichiana dove dal momento che usa acqua propria e non degli altri non ci sono problemi di questo tipo né tantomeno sensi di colpa. Qui infatti, l'irrigazione concepita negli anni '60 per dare cibo a un'Italia affamata diventa oggi una risorsa di notevolissimo valore. E il serbatoio di Montedoglio rappresenta una risorsa ancora poco utilizzata e disponibile, insieme a un suolo bello e ricco come la Valdichiana è una opportunità straordinaria per i prossimi decenni».

La qualità dell'acqua nella zootecnia diventa di attualità proprio in risposta alle recenti polemiche sul consumo di carne. «L'acqua di ottima qualità di Montedoglio dà valore a tutta la filiera della Chianina. Nella produzione di foraggi irrigati con acqua senza pesticidi e atrazine, nell'abbeveramento dei bovini» commenta il presidente del Consorzio Paolo Tamburini. «L'acqua di Montedoglio e la sua fornitura alle aziende agricole e zootecniche, garantire un regolare deflusso delle acque, contribuire alla sicurezza ambientale è il contributo del Consorzio sulla qualità delle produzioni agricole e zootecniche del comprensorio, carni rosse comprese». Nello specifico del rapporto dell'Oms, indubbiamente la realtà alla quale fa riferimento, Nord America e Nord Europa, «non rispecchia la nostra situazione produttiva, le nostre situazioni igienico alimentari. Le produzioni del nostro comprensorio sono sane di per sé e non hanno bisogno di tanti conservanti, coadiuvanti, igienizzanti come negli Stati Uniti e il cui consumo prolungato e in eccesso per può portare ai pericoli illustrati dal rapporto».

La riflessione sulla qualità dell'acqua apre anche alla necessità di avere in Toscana sempre «più invasi, serbatoi a uso multipli la cui realizzazione deve avere la priorità», conclude Federici. Insomma servono invasi per assicurare acqua all''agricoltura e produrre cibo. Serve utilizzare appieno le potenzialità degli invasi esistenti come Montedoglio e sviluppare le reti di distribuzione dell'acqua verso le zone produttive agricole. «Invasi per intercettare l'acqua e casse di espansione non hanno controindicazioni. Sono una risposta anche culturale all'idea di emungere acqua dai pozzi che non è conveniente ed oltretutto con impatti ambientali notevoli con depauperamento delle falde e loro inquinamento », conclude Tamburini.

(Consorzio 2 Alto Valdarno, comunicato stampa 29 ottobre 2015)

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