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Italiano: Accademia della Crusca boccia termini stranieri

Il gruppo Incipit, che si è dato il compito di esprimere un parere sui forestierismi di nuovo arrivo impiegati nel campo della vita civile e sociale, respinge parole come bail-in, hot spot, voluntary disclosure e smart working.

"Bail in" e il linguaggio delle banche

Il gruppo Incipit, costituito da Michele Cortelazzo, Paolo D’Achille, Valeria Della Valle, Jean Luc Egger, Claudio Giovanardi, Claudio Marazzini, Alessio Petralli, Luca Serianni, Annamaria Testa, fa sentire di nuovo la propria voce con il quarto comunicato, a pochi giorni dal terzo. È ormai noto che Incipit si occupa di esaminare e valutare neologismi e forestierismi ‘incipienti’, scelti tra quelli impiegati nel campo della vita civile e sociale, nella fase in cui si affacciano alla lingua italiana.

Incipit invita gli operatori finanziari e i responsabili dell’informazione a evitare, nell’uso e nelle comunicazioni con il largo pubblico, l’espressione tecnica inglese (peraltro derivata dallo slang) “bail in”, che può essere sostituita con vantaggio dal più chiaro “salvataggio interno”. Il salvataggio interno di una banca in difficoltà comporta l’uso forzoso di risorse dei clienti della stessa banca, diversamente dal “salvataggio esterno”, in inglese “bail out”, praticato in precedenza.

Gli istituti bancari (come era loro obbligo) hanno inviato ai correntisti spiegazioni della novità, che riguarda direttamente chi ha investito o depositato il proprio denaro. In molti casi però, come abbiamo potuto verificare, le spiegazioni erano esageratamente lunghe, oscure e verbose: il termine inglese era in bell’evidenza in questi comunicati, mentre la traduzione italiana, se c’era, risultava difficile da individuare, benché sicuramente necessaria per comprendere davvero la sostanza dell’avviso.

(Accademia della Crusca, comunicato stampa 8 febbraio 2016)

Accogliamo con piacere il “lavoro agile”

Il gruppo Incipit, formatosi nel 2015 presso la Crusca, è costituito da studiosi e specialisti della comunicazione italiani e svizzeri: Michele Cortelazzo, Valeria Della Valle, Jean Luc Egger, Claudio Giovanardi, Claudio Marazzini, Alessio Petralli, Luca Serianni, Annamaria Testa, e ora anche Paolo D’Achille, che è allo stesso tempo responsabile della consulenza linguistica dell’Accademia della Crusca. Incipit si occupa di esaminare e valutare neologismi e forestierismi ‘incipienti’, nella fase in cui si affacciano alla lingua italiana.

Il gruppo - giova ripeterlo - si è formato dopo la petizione delle 70.000 firme raccolte da “#Dilloinitaliano” e dopo il convegno fiorentino del 23-24 febbraio 2015 su “La lingua italiana e le lingue romanze di fronte agli anglicismi” (di cui sono usciti gli atti in forma di e-book).

Il gruppo Incipit, che si è dato il compito di esprimere un parere sui forestierismi di nuovo arrivo impiegati nel campo della vita civile e sociale, respinge ogni autoritarismo linguistico, ma, attraverso la riflessione e lo sviluppo di una migliore coscienza linguistica e civile, suggerisce o appoggia alternative italiane che possono essere fruttuosamente e vantaggiosamente utilizzate dagli operatori della comunicazione e dai politici, e che sono degne di entrare stabilmente nella lingua nazionale.

Il gruppo ha già espresso un mese fa il proprio parere su “Hot spot” per indicare i Centri di identificazione dei migranti, e su “voluntary disclosure” per indicare la collaborazione volontaria. Questi due forestierismi sono stati oggetto dei due primi comunicati stampa di Incipit.

È ora la volta di un termine di cui si stanno occupando le cronache, cioè “smart working”. In Italia si sta lavorando, appunto, a un disegno di legge sullo “smart working”, tema a cui si è dedicato il giuslavorista Maurizio Del Conte: si tratta di una nuova forma di tele-lavoro che permetterà ai dipendenti svolgere la loro attività in modo più flessibile, ad esempio dalle loro case, per via telematica. Noi riteniamo che l’italiano “lavoro agile” sia un perfetto equivalente, con il vantaggio della maggiore trasparenza. Con grande piacere dobbiamo notare che non siamo isolati in questa opinione: dopo l’incertezza iniziale, “smart working” sta perdendo terreno e lascia il posto al trasparente ed espressivo “lavoro agile”. I giornali ormai definiscono così questa nuova forma di attività. Di ciò siamo pienamente soddisfatti, anzi ringraziamo, anche a nome dell’Accademia, i giornalisti e gli addetti ai lavori che, per una volta, non si sono abbandonati senza riserve al forestierismo.

(Accademia della Crusca, comunicato stampa 1° febbraio 2016)

Abbandoniamo la “Voluntary disclosure” e accogliamo la “Collaborazione volontaria”

Il gruppo Incipit, formatosi nel 2015 presso la Crusca, costituito da studiosi e specialisti della comunicazione italiani e svizzeri (Michele Cortelazzo, Valeria Della Valle, Jean Luc Egger, Claudio Giovanardi, Claudio Marazzini, Alessio Petralli,Luca Serianni, Annamaria Testa) intende monitorare i neologismi e forestierismi ‘incipienti’, nella fase in cui si affacciano alla lingua italiana, valutandone l’utilità.

Il gruppo - com’è noto - si è formato dopo la petizione delle 70.000 firme raccolte da “#Dilloinitaliano” e dopo il convegno fiorentino del 23-24 febbraio 2015 su La lingua italiana e le lingue romanze di fronte agli anglicismi (di cui sono usciti gli atti in forma di e-book).

Il gruppo Incipit, che si è dato il compito di esprimere un parere solo sui forestierismi di nuovo arrivo impiegati nel campo della vita civile e sociale, respinge ogni autoritarismo linguistico, ma, attraverso la riflessione e lo sviluppo di una migliore coscienza linguistica e civile, vuole suggerire alternative agli operatori della comunicazione e ai politici, con le relative ricadute sulla lingua d’uso comune.

Il gruppo ha già espresso un mese fa il proprio parere sull’anglismo “Hot spot” per indicare i centri di identificazione dei migranti. Ora è stato preso in esame un nuovo anglismo che recenti provvedimenti legislativi hanno reso d’attualità e che potrebbe circolare intensamente tra breve, perché è legato alle risorse finanziarie a sostegno dei provvedimenti della Legge di stabilità per il 2016.

Il nuovo anglismo esaminato è “voluntary disclosure”, un forestierismo crudo e oscuro, di difficile pronuncia per la maggior parte degli italiani, a meno che non li si pretenda anglofoni fin dalla culla. Si tratta di un termine inadatto alla trasparenza della vita civile, in una nazione amica dei suoi cittadini. Questo termine, che indica l’operazione con cui si dichiarano al fisco capitali indebitamente detenuti all’estero, dovrebbe essere risolutamente abbandonato, secondo il parere del gruppo Incipit, a vantaggio di collaborazione volontaria, espressione italiana chiarissima e adatta allo scopo, già usata dalla legge 2014/186 e dall’Agenzia delle entrate.

(Accademia della Crusca, comunicato stampa 20 ottobre 2015)

“Hot spots” è offensivo, elusivo rispetto alla realtà e politicamente scorretto

Si è formato ed è ora attivo presso l’Accademia della Crusca di Firenze il gruppo “Incipit”, con lo scopo di monitorare i neologismi e forestierismi incipienti, nella fase in cui si affacciano alla lingua italiana e prima che prendano piede.

Il gruppo si è formato dopo la petizione delle 70.000 firme raccolte da “#Dilloinitaliano” e dopo il convegno fiorentino del 23-24 febbraio 2015 su “La lingua italiana e le lingue romanze di fronte agli anglicismi” (di cui sono appena usciti gli atti in forma di e-book). Ne fanno parte studiosi e specialisti della comunicazione italiani e svizzeri: Michele Cortelazzo, Valeria Della Valle, Jean Luc Egger, Claudio Giovanardi, Claudio Marazzini, Alessio Petralli, Remigio Ratti, Luca Serianni, Annamaria Testa.

Il gruppo “Incipit” ha il compito di esprimere un parere sui forestierismi di nuovo arrivo impiegati nel campo della vita civile e sociale. Il gruppo “Incipit” respinge ogni autoritarismo linguistico, ma, attraverso la riflessione e lo sviluppo di una migliore coscienza linguistica e civile, vuole suggerire alternative agli operatori della comunicazione e ai politici, con le relative ricadute sulla lingua d’uso comune.

Per questo il gruppo “Incipit” prende posizione contro l’uso del termine “Hot spots” per indicare i futuri Centri di identificazione dei migranti che entrano nell’UE, e invita ad adoperare il corrispondente italiano. Infatti il termine inglese, per quanto ora adottato nell’inglese burocratico dell’UE, ha già altre connessioni semantiche assolutamente diverse che si sovrappongono pericolosamente al presunto senso nuovo (ad es. “punto di connessione Wi-Fi”, “locale alla moda”, per non considerare i vari impieghi italiani di “hot” in contesti ludici, sessuali e alimentari) occultandone il reale significato, serio e drammatico per la vita delle persone che entreranno in questi Centri. “Hot spots” nella nuova accezione risulta offensivo, elusivo rispetto alla realtà, dunque politicamente scorretto.

(Accademia della Crusca, comunicato stampa 28 settembre 2015)

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