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La Fabbrica del Mare: architetture galleggianti a Marina di Pisa

La Fabbrica del MareLorenzo Romaniello approfondisce la sua personale esperienza formativa nelle costruzioni galleggianti, esperienza acquisita in Olanda, con l'obiettivo di ipotizzare l'applicazione di queste tipologe architettoniche, tradizionalmente di matrice nordica, nella nostra realtà nazionale: nel caso specifico, per la riqualificazione del waterfront e del tessuto urbano della città costiera della Toscana.

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  • Da sabato 17 settembre 2016, per circa 2 settimane, le tavole del progetto saranno esposte nei locali de "Il Fortino" a Marina di Pisa.

La Fabbrica del Mare è il titolo della tesi di Laurea di Lorenzo Romaniello, presentata alla Facoltà di Architettura di Firenze con la guida del relatore Prof. Arch.Ulisse Tramonti e dei correlatori Prof. Arch. Paolo Di Nardo e Ing. Stefano Pianigiani. Lorenzo Romaniello approfondisce la sua personale esperienza formativa nelle costruzioni galleggianti, esperienza acquisita in Olanda, presso lo studio di architettura Waterstudio.NL di Koen Olthuis a Rijswijk.

L'obiettivo è quello di ipotizzare l'applicazione di queste tipologe architettoniche, tradizionalmente di matrice nordica, nella nostra realtà nazionale. Nel caso specifico, si teorizza l'introduzione della tecnologia galleggiante per concretizzare una serie di strategie mirate alla riqualificazione lungo il waterfront e sul tessuto urbano città costiera di Marina di Pisa.

Ma innanzitutto, perchè scegliere l'acqua come dimensione per lo sviluppo della società contemporanea?

Le nuove esigenze sociali e le nuove confgurazioni politico-economiche dei giorni attuali hanno messo in luce tutta una serie di problematiche che si esendono dalla limitatezza delle risorse ambientali, alla salvaguardia del suolo e dello sviluppo eco-sostenibile del mondo in cui viviamo. All'interno di un panorama di ricerca costante, l’architetura galleggiante si è posta allora come possibile soluzione, innovativa, ma non per questo del tutto sconosciuta, per trovare soluzione alle lacune create dalle scelleratezze dell'operato dell'uomanità.

Anche l'habitat dell'uomo moderno è destinato a trasformarsi; infatti le metropoli di tutto il mondo stanno subendo una progressiva espansione e congestone dovuta ad un processo di migrazione senza precedenti che induce un quantitativo sempre più elevato di persone a stanziare nei territori urbani. Questo porta, come conseguenza la società odierna, e le limitate risorse che la accolgono, ad un profondo mutamento di cui l’architettura di oggi deve potersi rendere interprete, aprendosi dunque a nuove possibilità e strategie. Lo scenario che queste prospettano rispetta il criterio dell’uso innovativo, diverso, mutato, ma non per questo non affidabile, delle risorse e dei beni del mondo. E il protagonista di questa nuova versione della nostra realtà è proprio l’acqua.

Da sempre acqua e architettura sono legate da uno stretto rapporto multidimensionale capace di coniugare esigenze funzionali, carateri ambientali, valori culturali, tradizionali e simbolici, coinvolgendo le diverse scale di progetto, dal livello territoriale al singolo elemento architettonico, e generando così modalità insediative uniche, capaci di adattarsi allo sviluppo antropico di ciascuna comunità. La dimensione acquatica si presenta quindi come soluzione ottimale per fronteggiare le emergenze, ambientali e sociali in atto e le loro conseguenze emergenti.

Cos’è dunque l’acqua? L’opportunità per una svolta radicale, il primo passo verso un futuro più sostenibile e integrato con il sistema ambientale.

Perchè è necessaria l’architettura galleggiante in Italia?

Lo scopo di questo progetto non è solo quello di dimostrare che l’architetura galleggiante è un'efficace soluzione costruttiva dalle infinite potenzialità, ma è anche quello di provare che è possibile applicare un percorso più sostenibile e innovativo ad un delicato contesto come quello italiano, in cui arte, cultura e natura sono da sempre gli elementi di forza che caraterizzano e danno importanza al nostro Paese; e che pertanto devono essere esaltati e preservati. L’Italia, con la sua grande quantità di fiumi e laghi, risulta un Paese particolarmente ricco nella sua dimensione acquatica, ed essendo una penisola, la presenza del mare condiziona in modo rilevante anche la vita nel suo territorio. La storia, le tradizioni, e lo spessore culturale delle principali città italiane, è legata al loro indissolubile rapporto con l’acqua, soprattuto con la realtà marina, che nel corso dei secoli ne ha caraterizzato la loro crescita e il loro sviluppo.

Intervenendo in una radicale metamorfosi architettonica, specialmente attraverso la valorizzazione ed il recupero dei fronti di costa, l’architettura galleggiante pone la possibilità di creare degli elementi capaci di rilanciare, proprio nella nostra nazione, i centri urbani che vivono di mare. Attuando strategie di rivitalizzazione di quei contesti, di cui l'Italia può far vanto nel mondo, si sfrutta il grande richiamo attrattivo che tali luoghi esercitano su visitatori e turisti. Grazie alla loro intrinseca transitorietà, le opere galleggianti si inserirebbero perfettamente nei delicati contesti italici, in quanto, essendo facilmente trasportabili e removibili, non necessitano di fondazioni fisse sul fondale, ma semplicemente di ancoraggi, riuscendo così in modo sicuro e rispetoso a sbloccare la stasi e il torpore che spesso opprime molti centri storici. La tecnologia flottante allora, con le sue peculiarità di fessibilità ed economicità, si presenta come una nuova frontiera, assolutamente inedita nel panorama nazionale, e per questo in grado di catturare gli interessi di investitori di un nuovo mercato, favorendo dunque soluzioni e risposte alla crisi che sta coinvolgendo da anni il settore architettonico.

Un settore particolarmente idoneo, che si presta con estrema facilità all'applicazione di soluzioni galleggianti nel contesto italiano, è quello relativo alla riprogettazione dei waterfront e di tutte le aree prospicenti all'acqua come i lungofiume o lungocosta marini. In Italia, con una tale presenza idrica, i waterfront si pongono come interventi caratterizzati da un elevato potenziale di sfrutamento sociale, economico e urbano, in grado di innescare un processo di rigenerazione cittadina su larga scala.

Nell'attuale contesto italiano la natura di questi interventi presenta poi un primato che solo il noi possiamo vantare: l’unicità della bellezza paesaggistica, storica e territoriale. Non esiste del resto una formula o un modello preciso di intervento a cui fare riferimento: ogni waterfront mirerebbe ad esaltare le peculiarità della dimensione urbana in cui è inserito, cambiando quindi di città in città e di luogo in luogo, continuamente infuenzato dalla natura e dalla storia che lo circonda.

I lungomare o i lungofume, si possono avvalere di una forte componente pubblica e sociale che giocherebbe un ruolo fondamentale nella vita urbana: una serie di aree atrezzate, le quali si svilupperebbero lungo un percorso che si affaccia a sua volta sull’acqua, costituite da: percorsi pedonali, piste ciclabili, aree verdi, struture sportve e culturali; su cui, per la loro esclusiva posizione, sorgerebbero anche attività commerciali e di richiamo turistico come hotel, ristoranti e locali destinati alla movida. Questo rende chiaro come le operazioni di cui trattiamo, sono atte a trasformare le fasce costiere e fluviali in decisivi fulcri accentratori capaci di richiamare, nei loro spazi, flussi di persone e turisti.

Nonostante questo, risulta necessario evidenziare come In Italia il tema della riqualificazione urbana, ed in particolare quella applicata alle coste ed ai waterfront, si stia innescando molto lentamente e con grandissime difficoltà se paragonata ad altre realtà urbane europee o mondiali; eppure, dopo la fortunata esperienza di Genova, l’intervento di Renzo Piano ha dimostrato con successo che anche nella rigida realtà italiana è possibile intervenire per rilanciare precari organismi urbani. In questa specifica ottica, la tecnologia galleggiante, con le sue intrinseche peculiarità, può aiutare a velocizzare questo processo di rigenerazione e rinascita, integrando le attività e i servizi già presenti, con istallazioni di piattaforme e funzioni connesse alla terraferma.

Prendendo in esame la complessa realtà costiera di Marina di Pisa, dopo un'accuratata analisi, territoriale, storica e urbana, che ha rivelato le potenzialità e controversie della cittadina, si è scelto di intervenire su due differenti contesti, ma fortemente relazionati tra di loro: all'interno della struttura urbana e sul lungocosta. Nel primo caso, si agisce sull'attuale e difficile condizione in cui versa Piazza Viviani: un vuoto urbano che non ha mai trovato soluzione.

Da sempre l'area di Piazza Viviani, appare come un luogo totalmente indefinito e desolato, spesso lasciato ad un sentimento di rassegnata incuria durante l'inverno, e adibito a parcheggio durante la bella stagione. Essendo però un'area nata strategicamente nel cuore della cittadina, e proiettata sul suo lungomare, si configura come spazio chiave caratterizzato da enormi potenzialità per creare una definitiva connessione urbana fra il Nuovo Porto e i quartieri di Marina.

Si prevede di intervenire riqualificando la sua intrinseca natura di piazza, allagando la sua area corrispondente, e inserendovi una serie di piattaforme galleggianti in grado di accogliere svariate funzioni ad uso pubblico (spazi attrezzati per rappresentazioni, manifestazioni, giochi urbani, etc.). Questi elementi, opportunamente pensati seguendo il disegno urbano del luogo, sosteranno all'interno del bacino di Piazza Viviani durante tutto il periodo invernale. Invece, durante la stagione estiva, essi saranno trasportati, e successivamente ancorati, lungo il fianco di un nuovo pontile - anch'esso galleggiante - collocato in corrispondenza di Piazza delle Baleari. Il progetto del pontile è inerente alla seconda, e più vasta, area di intervento: il nuovo lungocosta di Marina di Pisa.

A causa delle forti correnti del mare sulle coste di Boccadarno, la spiaggia di Marina è costituita da scogli che ne compromettono, da svariati anni, l'immagine e la sua fruibilità. Per la riqualificazione si suggerisce così di sostituire gli scogli con una serie di superfici attrezzate, a vari livelli, e destinate alla balneazione. Per quanto riguarda il progetto del pontile galleggiante, esso viene pensato come la prosecuzione ideale sul mare dell'asse viario di Via Maiorca. L'opera è costituita da moduli galleggianti tenuti insieme, su tutto il suo sviluppo, da cavi in tensione ancorati a due punti: sulla terraferma e in mare aperto.

Il pontile fornisce anche l'accesso al principale all'edificio galleggiante elaborato nel progetto: la Fabbrica del Mare. L'edificio, ideato per essere itinerante, ospita al suo interno il museo del Mediterraneo e della cultura marina locale. La forma, la sua leggerezza strutturale, e la scelta dei materiali si legano al passato industriale di Marina, ricordando il profilo di uno dei tanti idrovolanti costruiti della novecentesca fabbrica aeronautica a Boccadarno. Internamente, in un complesso gioco di volumi e spazi a doppia altezza, sono ospitate tutte le funzioni legate alle attività museali: spazi per l'accoglienza al piano terra; book-shop e ristorante al primo piano; locali flessibili destinati agli eventi espositivi al secondo e terzo piano, uffici e sala conferenze al quarto; mentre tutti i locali tecnici e magazzini sono collocati al piano subacqueo. Attraverso l'adozione delle tecnologie galleggianti, il lavoro esposto vuole applicare e concretizzare le teorie precedentemente esposte, dando quindi luogo alla formazione di nuove e stimolati polarità attrattive per la comunità di Marina. La qualità dei progetti non avrebbe un valore esclusivamente locale, ma presenterebbero una risonansa capace di estendere il processo di riqualificazione a tutto il litorale pisano. Arte, cultura, flessibilità, ecologia, e versatilità funzionali, si imporrebbero allora come i nuovi cardini di matrice architettonica su un mercato italiano decisamente troppo assuefatto dal suo nichilista e statico torpore.

(Lorenzo Romaniello, 31 agosto 2016. Tratto dal blog Cose e Case con il consenso dell'autore)

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