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Toiano: il paese fantasma

Un piccolo borgo abbandonato in provincia di Pisa segnalato al Fondo per l’Ambiente Italiano (FAI) come luogo da salvaguardare e da valorizzare.

Per arrivare a Toiano occorre percorrere la superstrada Firenze-Pisa-Livorno, uscire a Pontedera e dirigersi per Palaia. Dopo aver attraversato Forcoli troviamo un cartello sulla sinistra che indica il nostro borgo. La strada è piuttosto stretta e ripida ma il panorama di cui si gode vi assicuro che è di uno spettacolo senza paragoni: si dominano due vallate. Quella a sud che guarda verso Volterra e Peccioli, quella a nord invece verso le Alpi Apuane, a est il nostro sguardo si può posare su San Miniato. La strada termina proprio nel borgo e forse per questo il luogo non è stato preso d’assalto dal turismo di massa, non essendo possibile proseguire per altre destinazioni. Non è una via di passaggio, chi la percorre ha come meta solo la visita a questo isolato luogo.

Il borgo risale al periodo medioevale poiché presenta chiaramente una struttura tipica ancora intatta. Raggiunge il suo massimo splendore nell’800 e successivamente va incontro ad un lento ma progressivo processo di spopolamento per l’assenza dei servizi essenziali e del lavoro. La stessa sorte che è toccata a molti altri antichi castelli i quali, privati della loro funzione originaria, si sono spopolati o sono sopravvissuti a fatica. In passato gli abitanti, attratti dalle opportunità di lavoro offerte dalle grandi città, hanno deciso di abbandonare questi luoghi per inseguire standard più elevati di vita, soprattutto dal punto di vista economico. Al borgo si accede da un ponte risalente anch’esso al medioevo. Dopo aver varcato questo ponte un’impressionante esperienza ci attende: si entra in un paese che non esiste più. Esiste lo spazio, il luogo strutturato come contenitore di un castello medioevale, ma è scomparso il contenuto, il paese con la sua organizzazione.

Il luogo è di un fascino indescrivibile proprio perché è abbandonato: niente bar, niente negozi, niente farmacie, niente alberghi né ristoranti. Non esiste più niente: restano poche case e un cimitero. Il borgo è attraversato da un'unica strada, via del Castello, lunga circa 50 metri che termina alla fine del paese. La fiancheggiano ai due lati case abbandonate, ruderi di cantine e granai. Una piccola chiesa in rovina, oramai sconsacrata, era un tempo dedicata a San Giovanni Battista e si occupava delle 521 anime che abitavano anticamente il borgo. I visitatori che si muovono in giro per le strade del borgo hanno il senso di assistere ad uno spettacolo fuori dal tempo rimasto a testimonianza di un antico splendore. Il silenzio domina su tutto. Tutto è immobile. Aggirandosi fra i suoi resti diroccati si ha l’impressione di una morte dolorosa che ha in sé un forte fascino evocativo.

Questo angolo di paradiso davvero pittoresco si trova su un colle di tufo arenario tra Palaia e Volterra, in un paesaggio unico al mondo che, a causa di particolari processi geologici ha assunto un aspetto magico, ignoto. Il poggio è infatti circondato dalle balze di Volterra, punti in cui il territorio collinare, in seguito a frane, si interrompe per lasciare spazio a pareti verticali. Intorno si possono ammirare i cosiddetti calanchi, speroni di tufo che arrivano a misurare 50 metri. Su questa terra la vegetazione stenta a crescere a causa della pioggia e del vento che hanno reso erodibile il terreno che appare scavato da profonde e piccole valli separate da sottili creste.

Ma tornando al piccolo borgo, che ha suscitato in me stupore per l’aria intrigante e di mistero che aleggia dappertutto e contemporaneamente angoscia per l’atmosfera di disfacimento e di rovina che ogni anfratto evoca, pare che stia tornando ad essere abitato, alcune case sono state ristrutturate e questo ci fa sperare in una sua futura rinascita. Il borgo nel tempo è stato bersaglio dei soliti sciacalli che si sono portati via oggetti di valore. E’ importante quindi cercare di conservare questo luogo, di preservare la sua bellezza e il suo fascino senza tempo. Lo ha capito il celebre fotografo Oliviero Toscani che in passato vi ha organizzato un concorso di fotografia allo scopo di farlo conoscerlo e di renderlo immortale.

Da alcuni anni poi in questo borgo, in via del Castello al numero 26 è venuto ad abitare Giovanni Cerasoli, un sommozzatore di 42 anni. Cerasoli sta portando avanti una sfida per il recupero di Toiano. Ha segnalato al FAI il paese chiedendo che vi sia portata l'acqua, elemento senza il quale non può esservi rinascita alcuna. C’è che sostiene che Toiano sia a rischio di crolli ma lui non ci crede e così ha costituito un comitato che si occupa della conservazione del luogo.

Elvira Orlandini: il delitto misterioso

Al Borgo è collegata una storia misteriosa che riguarda la morte di una bella ragazza di nome Elvira Orlandini che venne uccisa il giorno il 5 giugno 1947, giorno del Corpus Domini nei dintorni di Toiano. Il fatto colpì molto l’opinione pubblica per la sua efferatezza. Fu incolpato il fidanzato ma ingiustamente poiché poi venne rilasciato.

Giuseppe Meucci in un articolo apparso su La Nazione del 16 aprile 2006 ricostruisce il terribile fatto: «I parenti, dopo averla cercata per ore, la trovarono priva di vita, il corpo insanguinato parzialmente nudo. Una coltellata le aveva quasi staccato la testa dal collo. I carabinieri cercarono a lungo, ma il coltello non fu mai trovato e mancava anche un indumento intimo che Elvira indossava quando uscì di casa. Incolparono il fidanzato, Ugo Ancillotti, contadino anche lui, che fu poi assolto dopo due anni di carcere e alla fine di un processo che si trasformò in psicodramma collettivo. Cominciò di fronte alla corte di assise di Pisa nel marzo 1949 ma fu presto trasferito a Firenze per “legittima suspicione”, tale era la pressione dei curiosi che ogni mattina si presentavano a centinaia di fronte all’aula, con gli animi accesi, divisi fra innocentisti e colpevolisti. C’era chi voleva vedere la “belva” di Toiano condannata senza pietà, chi prendeva le difese del bravo giovane appena reduce dalla guerra. Ma anche a Firenze il processo non si svolse in un clima sereno. Avidi di particolari intimi sulla storia d’amore di quei due contadini e sui sospetti che venivano sollevati sulla condotta della “bella Elvira”, gli spettatori del processo parteciparono con inusitata veemenza al dibattito. Provocarono addirittura incidenti, ci furono scontri, tentativi di aggressione ai testimoni ritenuti reticenti e più di una volta i carabinieri furono costretti a sgomberare l’aula e sedare i tumulti. Almeno duemila persone si affollavano ogni giorno davanti all’edificio della corte d’assise di Firenze, allora in piazza della Repubblica, e i bookmaker clandestini raccoglievano scommesse aggiornando le quote di ora in ora a seconda dell’andamento del processo. Del delitto di Toiano si cominciò a parlare anche all’estero e non mancarono neppure i rabdomanti, i maghi, le lettere anonime. In una sola giornata il presidente della corte d’assise di Firenze ne ricevette quindici. Tutte con il nome del vero assassino, che non era quello dell’ Ancillotti, ma un altro che correva di bocca in bocca. Il paese di Toiano divenne popolare in tutta Europa. Il culmine si ebbe il 14 luglio 1949, quando i giudici decisero di compiere un sopralluogo al Botro della Lupa, dove Elvira aveva incontrato il suo assassino. Mentre giudici, avvocati e cancellieri stanchi e accaldati si fermano a bere alla sorgente, intorno fanno ressa centinaia di persone, solo una piccola parte di quelle che si erano mosse per andare al Botro della Lupa. Le altre, tentando di aggirare i posti di blocco dei carabinieri, non riuscirono a orientarsi nei sentieri intorno a Toiano e si persero nei boschi dove vagarono fino a notte inoltrata. Poi l’assoluzione di Ugo Ancillotti per insufficienza di prove e il suo ritorno in paese da trionfatore.»

Lungo la strada tra Palaia e Toiano è immortalato il volto della giovane su un blocco di marmo.

(ToscanaGo, 9 marzo 2013. Articolo di Giuseppina Lupo. Guarda il fotoreportage. Guarda anche ristoranti e hotel in zona provati da ToscanaGo)

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