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La sindrome di Pinocchio: intervista doppia a Dalì e Gervasi

Intervista doppia al pittore Josè Van Roy Dalì, figlio del surrealista Salvador Dalì, e al regista toscano Andrea Gervasi che gireranno un film a quattro mani sul burattino più famoso di tutti i tempi.

Abbiamo intervistato per voi i due artisti sul loro bizzarro ed originale progetto cinematografico, un cortometraggio comico-surrealista sul personaggio di Pinocchio inventato dal Collodi (pseudonimo dello scrittore e giornalista fiorentino Carlo Lorenzini) che, tempo e budget permettendo, potrebbe anche trasformarsi nel tempo in un vero e proprio film: un lungometraggio per la distribuzione ambientato tra la Toscana e il Lazio.

Ecco l'intervista doppia, anzi una "quasi" autointervista visto che in realtà parlano tra loro, una sorta di colpo su colpo nel quale in pratica i due personaggi discutono del proprio film ponendosi domande e ribattendo con le proprie risposte ed i propri pensieri in un racconto che narra dell'evoluzione del progetto ancora in formazione:

Andrea Gervasi - Josè, come è nata l'idea di fare un film su Pinocchio e perchè hai scelto proprio questo titolo, La Sindrome di Pinocchio, che contiene al suo interno una parola forte come "sindrome", un termine scientifico usato dai medici per indicare il complesso dei sintomi che concorrono a caratterizzare un quadro clinico?

Josè Van Roy Dalì - L'idea di fare un film su Pinocchio, come una lampadina che si accende all'improvviso in una stanza completamente buia, era sepolta da oltre mezzo secolo tra i ricordi della mia infanzia, assieme a una insolita scommessa, orgogliosamente supportata dai miei frenetici dieci anni, fatta con mio padre e, tuttora rimasta in sospeso. Che riaffiorò immediatamente durante la proiezione del tuo film amatoriale (Il Gatto e la Volpe, 2008) in cui, in un certo senso ho ravvisato parzialmente, come in una divertentissima commedia, il medesimo filo conduttore e l'atmosfera costruita ad arte, dalla stravagante allegra propensione allo scherzo della mia famiglia, che accompagnò i miei primi passi verso una improbabile "maturità". Per quanto riguarda il titolo, credo sia gioco forza, dopo aver osservato attentamente, nel corso del mio viaggio, buona parte dell'umanità circostante, considerare il capolavoro del Collodi, una formidabile analisi anticipatrice, tuttora specchio dell'odierna società, in cui, senza l'ausilio della menzogna, l' uomo sprofonderebbe irrimediabilmente tra le sue convenzioni. La bugia, a mio avviso, è la rappresentazione naturale dell'uomo e della propria essenza.Tutto il resto è pura ipocrisia. E in parte , la Storia ce lo insegna. Ma anche questo film, come molti capolavori... potrebbe rivelarsi una magnifica bugia! Piuttosto, vorrei sapere da te, come nasce la tua passione per il cinema e quale , tra i vari film del passato, ha colpito la tua "sindrome cinematografica"?

Andrea Gervasi - La mia passione per il cinema nasce da bambino. Fin da piccolo sono stato rapito dalla magia della pellicola, dai suoi colori, dagli attori "trasformisti", da quelli che io chiamo i giocolieri della recitazione. E' una passione che non è mai venuta meno, anzi con il passare degli anni si è arricchita, è cresciuta, fino a portarmi davanti alla porta di una scuola di cinema di Firenze: varcata quella soglia tutto è cambiato perchè un corso di regia di un anno mi ha svelato i segreti di un mondo che fino ad allora avevo visto solo dall'esterno e quindi conoscevo solo superficialmente, solo per la sua parte esteriore, visibile. Questo non ha fatto che accrescere ancor più il mio amore per il cinema. Se devo dirti il titolo di un film, uno solo, e doverne quindi lasciare da parte tanti altri, beh, ti stupirò. Non ti dirò nè uno dei tanti film del regista che adoro, Stanley Kubrick, che ha dipinto lezioni d'autore in ogni genere cinematografico come Arancia Meccanica o 2001 Odissea Nello Spazio, nè uno dei capolavori interpretati dal mio attore preferito, Al Pacino. Indicherò invece un titolo che molti considerano solo un film comico (qualcuno pure stupido) sottovalutandolo non poco: I Blues Brothers. E' una commedia che in fondo in fondo, se uno non si ferma alle apparenze delle battutine comiche, racchiude in sè tutta l'essenza del cinema. E' una irriverente commedia a tratti eversiva, una continua contestazione del "sistema", un vero e proprio manifesto di un'epoca e, allo stesso tempo, una straordinaria pagina di recitazione portata alla sublimazione da un John Belushi capace di dare al suo personaggio anche le più impercettibili sfumature (solo per fare un esempio: il sollevare un singolo sopracciglio, gesto tecnico con il quale accentua alcune sue espressioni), condita con una delle più belle colonne sonore della storia del cinema. Ma torniamo a noi, altrimenti se divaghiamo possiamo restare a parlare di cinema per ore ed ore: dicevi che aver visto il mio film su Pinocchio (Il Gatto e la Volpe, 2008) che in realtà è più un esperimento fatto con gli amici in maniera amatoriale (e forse la stessa spensieratezza con cui Salvador Dalì scherzava con il piccolo Josè è proprio racchiusa nella gioiosità con cui abbiamo fatto questo film, irriverente e dissacrante, liberi da condizionamenti e senza dover render conto ad un produttore che ci imponesse certe sue scelte), ha acceso una lampadina nella tua mente creativa. E adesso? Cosa succederà?

Josè Van Roy Dalì - Adesso, a distanza di troppo tempo dalle mie aspirazioni giovanili e con infiniti, magistrali fiumi di pellicola visionati per passione, occorre un'adeguata verifica delle mie arrugginite attitudini, costituita da una doverosa specie di prova generale che ci vedrà alle prese con il cortometraggio "La sindrome di Pinocchio"cui seguirà, se tutto andrà per il meglio, il film vero e proprio. Estremamente emblematico appare il concatenarsi di eventi casuali che ci hanno guidato nella scelta del soggetto, dei personaggi, dei tempi e soprattutto del momento storico politico di questo paese, nemmeno il Collodi fosse una specie di Nostradamus della sua epoca che con la sua colorata fantasia sia riuscito a prevedere, nascondendoli tra le righe della sua storia, eventi e strani figuri tutt'ora contemporanei. Visto che conosci in maniera approfondita i vari aspetti del nostro progetto, qualora, dopo l'esperienza del cortometraggio, si dovesse procedere nella realizzazione del film vero e proprio, senza scendere troppo nei particolari, quale attore nazionale vedresti meglio nella parte del protagonista?

Andrea Gervasi - Una bella domanda... diciamo che nomi in testa ne avrei tanti, più o meno famosi. Molto dipenderà anche dal badget che avremo a disposizione. Considerando il personaggio di cui stiamo parlando (e di cui per ora non faccio rivelazioni, anche per mantenere un piccolo alone di mistero sulla visione molto surrealista alla quale stiamo lavorando stravolgendo abbastanza il romanzo di Collodi) direi che così, d'istinto, mi vengono in mente due nomi: Nino Frassica o Gigi Proietti. Per la verità io vedrei bene anche te in quella parte e se dovessimo avere un budget più ridotto con questa scelta risolveremmo il problema, anche se, come ti ho già accennato una volta, ti preferirei molto di più in un'altra parte: conosci bene l'amore che nutro per tutto ciò che ha rappresentato tuo padre per il mondo dell'arte e inserire il personaggio poliedrico di Salvador Dalì nel nostro film sarebbe secondo me un tocco di "colore" in più, un bellissimo link in particolare con la pittura (non diciamo di più, anche se tu sai cosa ti farei fare!). Adesso vado un attimo fuori tema rispetto all'oggetto della tua domanda: ti dirò, pensando ai personaggi del film, visto il momento storico che sta attraversando l'Italia e sempre sognando sul budget, Beppe Grillo lo vedrei bene ad interpretare il grillo parlante: in fondo, al di là di come uno la pensi politicamente, nel bene o nel male il ruolo politico che sta svolgendo in questo momento è quello di dar voce ad una sorta di coscienza del popolo, interpreta i malumori degli italiani ed una richiesta ormai improcrastinabile di moralità e di onestà. Proprio quel che era il grillo parlante nel suo piccolo: la coscienza di Pinocchio. E tu? C'è qualche attore famoso che vedresti bene in qualche parte del film?

Josè Van Roy Dalì - Sarei anche d'accordo con i tuoi orientamenti, tranne quello di interpretare mio padre... potrei stroncare la mia carriera prima del tempo perché il personaggio nella sua estrema peculiarità è assolutamente inimitabile! Poiché sognare non costa nulla, suggerisco una variante: Gigi Proietti nella difficile interpretazione di mio padre mentre per il direttore della struttura non mi dispiacerebbe affatto Neri Marcorè o addirittura Roberto Benigni e per il ruolo del grillo parlante, nell'assoluta consapevolezza che un attore come Grillo, soprattutto per patriottismo, non me lo potrei mai permettere... "devierei" ossequiosamente e con tutto il rispetto verso Antonello Fassari, oppure, questa mi è balenata in mente ora: Federico Salvatore lo vedrei bene nel ruolo del grillo cantante. Ma è meglio smettere di vagare tra le nubi anche se il progetto (partito un anno fa), l'ambientazione della storia e il contesto sociale della stessa, si stanno rivelando estremamente attuali... o fu il Collodi con la sua fantasia ad essere in un certo senso profetico e, nel contempo, nei secoli eternamente contemporaneo? Per completare il nostro sogno ad occhi aperti manca solo una panoramica di nomi femminili per il ruolo dell'infermiera e quello lo lascio a te.

Andrea Gervasi - Direi perfetto. Il ruolo dell'infermiera fa parte del misterioso stravolgimento che stiamo portando avanti sul romanzo del Collodi, per cui non svelerei niente al pubblico del suo carattere o del personaggio che rappresenta. Per fare qualche nome "consapevole" dovrei conoscere nei dettagli la parte di sceneggiatura che stai finendo di mettere a punto. Così, al volo, una giovane e bella che si intreccerebbe bene con l'altra figura femminile, quella della fata turchina, direi Laura Chiatti (bionda) o Alessandra Mastronardi (mora), oppure se la stai "dipingendo" con tratti un po' dark mi viene in mente Asia Argento. Se invece la figura ideale fosse una donna meno giovane e dovessi sparare alto con il budget ci vedrei bene Monica Bellucci. Non recita bene? Appunto. Proprio per quello la vedrei bene nella parte... una recitazione surrealista. A proposito di surrealismo... quanto ha influenzato la tua vita artistica e quanto quella "reale", di tutti i giorni? E, in relazione al film, considerato che nella parte già girata io ci ho messo solo qualche riferimento più o meno riconoscibile al surrealismo, quanto di esso riverserai nella parte di sceneggiatura che stai scrivendo tu?

Josè Van Roy Dalì - Ti posso assicurare che questo "esperimento" cinematografico, una volta portato a buon fine, potrebbe in un certo senso rivelarsi un vero e proprio trattato sulle sottili e a volte invisibili interconnessioni che collegano il surrealismo tradizionale alle radici dell'autoironia interiormente più sfrenata e nel contempo controllata che furoreggia da sempre nelle migliori commedie inglesi. A proposito di surrealismo: il mio ideale di fata turchina, che andrebbe a pennello per la nostra storia, è probabilmente tutt'altra immagine rispetto a quella prospettata e immaginata da te, per esempio la inesauribile Anna Mazzamauro (qualcuno la ricorderà nei panni della signorina Silvani in Fantozzi) che contribuirebbe notevolmente a rendere il tutto più surreale. Per quanto riguarda l'eventuale influenza del surrealismo nella mia vita artistica e in quella di tutti i giorni, potrei ammettere in tutta sincerità che credo di aver assaporato gli effetti dirompenti del surrealismo da quando ancora sguazzavo nella placenta, riversando successivamente nella mia vita reale ogni pur minima ispirazione. Non dimentichiamo la famosa affermazione di commiato di mio padre dal gruppo dei surrealisti: "Il surrealismo sono io!" Con ciò non vorrei peccare di presunzione ma io sono stato allevato a latte e puro surrealismo. Ma non facciamola troppo lunga altrimenti rischiamo di annoiare i lettori. Ripescando un interrogativo di marzulliana memoria: fatti una domanda e datti una risposta... surreale!

Andrea Gervasi - Beh, Asia Argento non è proprio un'attrice che definirei bella e con il trucco la puoi render come vuoi, però certo se l'idea di base è proprio un personaggio trash Anna Mazzamauro è ovviamente un passo avanti anche perchè lei è stata una grandissima caratterista: la vamp che interpreta in Fantozzi è semplicemente geniale. Tornando a noi e per concludere l'intervista a noi stessi, mi dici di fare una domanda e darmi la risposta da solo. Bene: quando cominceremo a girare? Le prime scene sono già state scritte, la primavera è ormai sbocciata e con essa è arrivato anche il bel tempo, elemento fondamentale per allestire i set esterni: dunque prima possibile, ciascuna delle prossime settimane potrebbe essere quella giusta per iniziare!

(ToscanaGo, 25 aprile 2013)

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Guarda il trailer provvisorio del cortometraggio:

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