Contenuto Principale
Italian Chinese (Simplified) English French German Japanese Portuguese Romanian Russian Spanish

Palazzo Pretorio a Prato

Ad aprile 2014 è stato inaugurato il nuovo allestimento curato dagli architetti Adolfo Natalini, Piero Guicciardini e Marco Magni che consiste essenzialmente nella creazione di un immaginario possibile intorno al corpus delle opere e dei luoghi che le ospitano. Il mudeo ha sempre avuto un legame fortissimo con la sua città e dall'inizio del Novecento raccoglie molte opere che si trovavano in chiese ed istituzioni emblematiche per la storia di Prato.

Le opere in foto: Il Buon Samaritano (1703-1706, Nicola Malinconico) e Moltiplicazione dei pani e dei pesci (1603, Santi di Tito).

La storia del Museo inizia nel 1788, quando il Granduca di Toscana Pietro Leopoldo di Lorena propone di raccogliere nel Palazzo Comunale un primo nucleo di dipinti provenienti dai monasteri e dagli oratori soppressi dal vescovo Scipione de' Ricci, con l'intento illuminista di educare all'arte i giovani della Scuola comunale del Disegno. La pinacoteca civica nasce però solo 70 anni dopo, grazie alla tenace volontà di Cesare Guasti, personalità cruciale nella cultura pratese di quegli anni, e del fratello Gaetano, futuro sindaco della città. La prima galleria d'arte viene infatti allestita nel 1858 in due sale del Palazzo Comunale; è composta da 35 opere, tra le quali i polittici di Giovanni da Milano e Bernardo Daddi, la Madonna della Cintola e la Madonna del Ceppo di Filippo Lippi, la pala dell'Udienza di Filippino.

Tra il 1866 e il 1900 la collezione si arricchisce, grazie a ulteriori acquisizioni e alle prime donazioni. Negli spazi espositivi di Palazzo Comunale, nel frattempo ampliati e riorganizzati, arrivano ad esempio la predella con le storie della Cintola di Bernardo Daddi, la Natività di Filippo Lippi e, dallo Spedale Misericordia e Dolce, la collezione Martini con un consistente nucleo di dipinti del Seicento e Settecento.

Verso la fine del XIX secolo si affaccia l'idea di demolire Palazzo Pretorio; si decide per fortuna di ristrutturarlo e destinarlo a nuova sede della galleria comunale, che viene inaugurata il 27 aprile 1912. Il primo allestimento è di Roberto Papini, che cura anche il catalogo della collezione. I lavori di restauro del palazzo proseguono fino agli anni Venti e la collezione continua ad arricchirsi. Nel 1928 per iniziativa di Angiolo Badiani è ad esempio affidato al Museo in deposito statale un primo nucleo di modelli in gesso dello scultore pratese Lorenzo Bartolini. Mostre ed esposizioni si susseguono fino al 1940, quando il Museo viene chiuso a causa della guerra e le opere sono spostate in luoghi più sicuri, come la Villa Medicea di Poggio a Caiano.

La successiva riapertura è del 1954, con l'allestimento curato da Giuseppe Marchini insieme a Silvestro Bardazzi: resterà sostanzialmente immutato fino al 1997. Tra le mostre organizzate in questo periodo, due soprattutto meritano di essere ricordate: quella del 1955 curata da Federigo Melis sugli straordinari documenti dell'archivio Datini, inaugurata da due presidenti della Repubblica, il neo eletto Giovanni Gronchi e l'uscente Luigi Einaudi; e la prima grande mostra dedicata a Lorenzo Bartolini nel 1978, a cura di Anna Maria Petrioli Tofani ed Ettore Spalletti.

Una nuova fase si apre negli anni Ottanta con l'inventariazione delle raccolte e la nomina della conservatrice Maria Pia Mannini e poi del direttore Alessandro Pasquini. Nel gennaio 1998 il Museo chiude e inizia il complesso intervento di restauro di Palazzo Pretorio. I capolavori del Trecento e del Quattrocento vengono esposti al Museo di pittura murale in San Domenico, alcuni dipinti vanno ad arricchire la quadreria di Palazzo Comunale, molte altre opere sono collocate nei depositi. Negli anni successivi, mostre sui tesori della collezione vengono organizzate in Giappone, a Barcellona, a Parigi.

Mentre si concludono i restauri e la riprogettazione del museo, la collezione si arricchisce: nel 2010 con l'acquisto del Crocifisso di Filippino Lippi; nel 2011 con la donazione Lipchitz e nel 2012 con le pale di Santi di Tito e Alessandro Allori donate da Angela Riblet.

Nel 2013 riapre Palazzo Pretorio: a marzo con la mostra L'arte di gesso dedicata a Lipchitz, e a settembre con Officina pratese. Da Donatello a Lippi , la prima grande mostra sul Rinascimento a Prato.

Ad aprile 2014 si inaugura finalmente il nuovo allestimento del Museo curato dagli architetti Adolfo Natalini, Piero Guicciardini e Marco Magni.

Il nuovo allestimento

Il compito dell’allestimento museografico consiste essenzialmente nella creazione di un immaginario possibile intorno al corpus delle opere e dei luoghi che le ospitano. Il Palazzo ha sempre avuto un legame fortissimo con la sua città e dall’inizio del Novecento raccoglie molte opere che si trovavano in chiese ed istituzioni emblematiche per la storia di Prato.

Se c’è uno spazio che rappresenta più di ogni altro il Museo, questo è il grande salone dedicato ai capolavori dal Tardogotico al Rinascimento. La disposizione parte da una configurazione classica a schema ecclesiale, dove i polittici sono collocati alla stregua di altari laterali e le opere di Filippo Lippi sono poste nel fulcro dell’aula, all’interno di una struttura ottagonale.

L’allestimento valorizza le opere, chiudendo le cornici dei polittici e delle pale (anche quelle esposte al secondo piano) con una pannellatura rivestita di tessuto, come un prezioso passe-partout. I pannelli sono mobili, facili da spostare nel tempo secondo le esigenze variabili degli allestimenti futuri. La soluzione permette la lettura ottimale dei caratteri architettonici e decorativi dello spazio nella sua interezza e si fonda sulla valorizzazione dell’opera d’arte e della sua aura. Per questo gli approfondimenti multimediali sono individuati in posizioni evidenti, ma non invasive, e distaccate dall’opera originale.

Il ricorso al tessuto in tutto l'allestimento del Museo non è mai convenzionale: esso richiama caratteristiche storiche visive e tattili tradizionali, nell’uso delle tele e delle sete. Infatti il tessuto rappresenta uno dei materiali classici degli allestimenti storici e allo stesso tempo il simbolo di Prato, il prodotto che per eccellenza coniuga dati economici, storici, estetici. Le tinte individuate corrispondono a sfumature insolite e sorprendenti, contenute e calibrate in relazione alla natura delle opere esposte, che sono piene di colore.

Non c’è dubbio che Palazzo Pretorio possa svolgere per la città un ruolo di catalizzatore identitario, in un momento di difficoltà e di ricerca di nuove strategie. Esso contribuirà a raccontare una storia preziosa agli abitanti di Prato e ai suoi visitatori.

Il progetto di allestimento è di Adolfo Natalini, Guicciardini e Magni Architetti, vincitori del bando indetto dall'Amministrazione comunale nel 2012, che sono autori tra l’altro del Museo Galileo di Firenze e del progetto per il nuovo Museo dell’Opera di S. Maria del Fiore a Firenze. Il progetto grafico è dello studio Rovai, il progetto illuminotecnico di Barbara Balestrieri, le installazioni multimediali sono di Roberto Creton.

L'ordinamento del Museo

Piano Terra- Il piano terreno del Museo, pur dedicato all’ accoglienza e ai servizi di sussidio alla visita, guardaroba e bookshop, mantiene anche la sua funzione espositiva.

Subito dopo la biglietteria si accede al primo ambiente facendo la conoscenza in breve del Palazzo e della sua storia. La seconda sala ospita una grande linea del tempo che illustra le date più significative della storia di Prato, dall’insediamento etrusco di Gonfienti fino alla riapertura di Palazzo Pretorio. Nello stesso spazio sono esposte opere e oggetti che raccontano simbolicamente la storia della città e preparano alla visita delle sezioni successive. Due grandi sale con volte a crociera sono destinate alle mostre temporanee.

Piano primo - La storia delle collezioni apre il percorso museale del primo piano: la prima sala è dedicata alla preziosa reliquia della Sacra Cintola conservata nella cattedrale, con una suggestiva ricostruzione virtuale degli affreschi di Agnolo Gaddi nella cappella della Cintola in Duomo, le tavole di Bernardo Daddi, Agnolo Gaddi e di altri autori del tardo Trecento. Il grande salone che anticamente ospitava il tribunale oggi accoglie le opere più importanti del Museo: gli splendenti polittici tardogotici, tra cui la grandiosa macchina d’altare di Giovanni da Milano, e i capolavori di Filippo Lippi e dell’Officina Pratese.

Un’altra sala è dedicata a Filippino Lippi, il più grande dei pittori pratesi e ad altri maestri del tardo Quattrocento e del primo Cinquecento, come Botticini, Raffaellino del Garbo e Luca Signorelli. L’ultima sala ospita pregevoli esempi di scultura rinascimentale, tra le quali una mirabile opera di Donatello.

Primo mezzanino - Il primo mezzanino si trova tra il primo e il secondo piano ed ospita l’aula didattica del Museo e una grande proiezione con la Storia di Palazzo Pretorio.

Piano secondo - Il salone è dedicato ad una selezione di pale di grandi dimensioni dei secoli XVI-XVIII provenienti in prevalenza dalle chiese e dai monasteri della città, tra queste opere del Poppi, di Mario Balassi e di Domenico Ferretti, oltre alle tre bellissime tavole di Santi di Tito e di Alessandro Allori, acquisite dal Museo nel 2012 grazie al lascito testamentario di Angela Riblet.

Le altre sale sono dedicate alla pittura del Cinquecento e del Seicento, con opere, fra gli altri, di Giovan Maria Butteri, Giovan Battista Naldini, Battistello Caracciolo, Cecco Bravo, Mattia Preti e Nicola Malinconico.

Secondo mezzanino- Il secondo Mezzanino si trova tra il secondo ed il terzo piano. Qui sono esposte alcune delle opere che fanno parte della collezione Martini, acquisita dal Comune nel 1895 dallo Spedale della Misericordia. La selezione di dipinti, eseguiti tra la fine del Seicento e la prima metà del Settecento, ricrea l’effetto della quadreria settecentesca.

Piano terzo - La prima sala ospita una selezione dei disegni del grande scultore di origini pratesi Lorenzo Bartolini e dei cartoni preparatori del pittore pratese Alessandro Franchi. Nel grande salone è esposta l’importante raccolta di opere di Bartolini: modelli di sculture, tra cui la Fiducia in Dio, ritratti in marmo e gesso. Vi trova collocazione anche una scelta di dipinti di autori dell’Ottocento, tra cui Von Sturler e i pratesi Luigi Mussini e Antonio Marini. Il Novecento è rappresentato da Ardengo Soffici e dai pittori della Scuola di Prato.

A Jacques Lipchitz è dedicato uno spazio particolare: quattro sculture selezionate dal nucleo di 21 modelli in gesso e 43 disegni donato al Comune nel 2011 dalla Fondazione Lipchitz, illustrano l’intero percorso artistico del grande artista di origine lituane.

Il nuovo piano terra

Grande attesa in città per la completa riapertura di Palazzo Pretorio, con il nuovo allestimento della collezione del Museo, prevista il 12 aprile. Ad accompagnare il conto alla rovescia, ecco qualche informazione in più su come sarà, a cominciare dal piano terra: sarà dedicato all’accoglienza e ai servizi di sussidio alla visita, come guardaroba e bookshop, e offrirà ai visitatori un primo sguardo sulla città e la sua storia.

Nella prima sala subito dopo la biglietteria, si farà la conoscenza di Palazzo Pretorio, il monumento simbolo dell'identità cittadina. La seconda sala ospiterà una grande linea del tempo con le date più significative della storia di Prato, dall’insediamento etrusco di Gonfienti fino alla riapertura di Palazzo Pretorio. Nello stesso spazio saranno esposte opere e oggetti che raccontano simbolicamente la storia della città e preparano alla visita delle sezioni successive. Tra questi, ci saranno il Forziere ligneo con gli emblemi della Repubblica e del popolo fiorentino, di Prato e dei suoi quartieri; il bellissimo Scudo di Zanobi Poggini con i sette stemmi delle maggiori istituzioni assistenziali cittadine, intorno a quelli di Cosimo I de’ Medici e della moglie Eleonora di Toledo; la Mazza del Gonfaloniere, impugnata dal Mazziere della Comunità pratese durante le cerimonie pubbliche, ornata dagli stemmi del Comune di Prato e della casata dei Medici. Saranno esposti anche la Toga del Gonfaloniere e i Lucchi dei Priori, a testimonianza del valore simbolico attribuito a questi abiti da indossare in cerimonie ufficiali.

"Il privilegio di diventare Città concesso a Prato nel 1653 dal granduca Ferdinando II de’ Medici - dice l'assessore alla cultura Anna Beltrame - sarà ricordato dalla Visione di san Filippo Neri dipinta da Orazio Fidani, in cui una spettacolare processione in piazza Duomo documenta l’arrivo in città del primo vescovo". Accanto a questa tela, sarà esposta la Veduta di piazza Duomo, sempre del XVII secolo, riferibile ad un autore vicino allo Stradano.

Due grandi sale con volte a crociera saranno destinate alle mostre temporanee, che da settembre saranno collegate al piano terreno dell'adiacente Monte dei Pegni, in corso di ristrutturazione. In questo modo il complesso di Palazzo Pretorio sarà dotato di un'ulteriore superficie espositiva per le temporanee di circa 210 metri quadri.

Le grandi Pale e il salone del secondo piano

Il secondo piano del Museo è dedicato alla pittura fra il Cinquecento e il Settecento. Protagoniste dell'allestimento del magnifico salone sono quindici Pale di grandi dimensioni, che rappresentano un nucleo rilevante della collezione del museo. Provengono in prevalenza dalle chiese della città e sono confluite nel patrimonio del Comune per lo più nell'Ottocento, in seguito alle soppressioni ecclesiastiche.

"Eseguite fra il tardo Cinquecento e il primo Settecento - spiega l'assessore alla cultura Anna Beltrame - parlano di una città centro propulsivo di idee e artisti, in un territorio fitto di conventi, di chiese, oratori e tabernacoli: l'allestimento del salone crea un effetto davvero suggestivo". Alla seconda metà del Cinquecento appartengono ad esempio lo Sposalizio mistico di Giovan Battista Naldini e il pontormesco Tobiolo e l'Angelo, una delle invenzioni pittoriche più felici del Poppi. All'inizio dei Seicento risalgono le tre superbe pale, una di Santi di Tito e due di Alessandro Allori, dipinte per la cappella degli Spini a Peretola e donate al Museo da Angela Riblet nel 2011. Dalla chiesa di San Francesco provengono altre due pale del XVII secolo: la raffinata Annunciazione di Giovanni Bilivert e il suggestivo Miracolo di San Nicola da Tolentino di Mario Balassi. Il Settecento è rappresentato da un altro Miracolo di San Nicola da Tolentino, dipinto da Sigismondo Betti e l'Annunciazione di Giovan Domenico Ferretti - provenienti dalla perduta chiesa del monastero di San Matteo -, e dalla pala dedicata a Santa Caterina d'Alessandria di Francesco Conti, già nella Basilica di Santa Maria delle Carceri. Le altre tre sale del secondo piano sono dedicate a opere di minore formato, ma non di minore valore, tra il '500 e il '600. Un primo nucleo di dipinti, realizzati a esempio da Giovan Maria Butteri, Giovan Battista Naldini e Ridolfo del Ghirlandaio, esprime la ricchezza della cultura figurativa toscana nel Cinquecento, da una parte legata al gusto di corte, dall'altra espressione di un'arte più devota, aderente ai dettami del Concilio di Trento. Il secondo nucleo testimonia la profonda influenza di Caravaggio nella pittura del Seicento, a cominciare dallo splendido Noli me tangere di Battistello Caracciolo, ma anche nei dipinti di Cecco Bravo, Mattia Preti e Nicola Malinconico.

La grande sorpresa del terzo piano

Saranno i pratesi Lorenzo Bartolini e Curzio Malaparte i protagonisti del terzo piano del Museo di Palazzo Pretorio, ma protagonista sarà anche la città, grazie al panorama di cui si può godere dalle finestre del grande salone. "Il terzo piano del Pretorio è chiuso da più di trent'anni - commenta l'assessore alla cultura Anna Beltrame -: regala una vista davvero mozzafiato, di cui generazioni di pratesi non hanno mai potuto godere. Da sabato 12 aprile questo sarà un motivo in più per visitare il nuovo Museo. Il piano è dedicato all'800 e al '900, con le sculture di uno dei maggiori artisti del XIX secolo e le parole del più grande scrittore pratese".

All'ingresso del piano un grande pannello introdurrà alla visita: citazioni da La Pelle e da Maledetti Toscani saranno le didascalie ideali per una carrellata di fotografie di Prato nel '900. Nel salone, la vista dalle finestre sarà accompagnata dal disegno della skyline di Prato, ancora con le parole di Malaparte, tratte da Città come me. Sopra una vasta piattaforma saranno esposti i capolavori di Bartolini, come i modelli in gesso dalla Fiducia in Dio, il ritratto a figura intera di Mariana Gurieva e la Ninfa Arnina, ma anche una serie dei suoi splendidi busti, tra cui quelli di Rossini, Napoleone e Murat. In un dialogo ideale tra i secoli, nello spazio adiacente alla piattaforma, sarà in mostra una selezione delle sculture in gesso donate a Prato nel 2011 dalla Fondazione Lipchitz, fra le quali Mother and Child, Arlecchino e il Mandolino e alcuni ritratti di grande intensità espressiva. Lungo una delle pareti, verrà esposta una scelta di dipinti della collezione del Museo significativa della pittura a Prato tra i due secoli: opere di Von Sturler, dei pratesi Luigi Mussini e Antonio Marini, di Ardengo Soffici e dei pittori della scuola di Prato. Nella sala che precede il grande salone saranno esposti disegni di Bartolini e cartoni preparatori del pittore pratese Alessandro Franchi: il Museo ne possiede due collezioni molto significative.

Infine, c'è da ricordare che il Museo riaprirà finalmente al pubblico sabato 12 aprile dalle 16. Sarà una giornata di festa per la città, con musica, animazioni nelle piazze del centro e dalle 20 speciali installazioni luminose sulle pareti del Pretorio. Il Museo sarà aperto fino alle 24, così come i Musei del Tessuto, dell'Opera del Duomo e di Casa Datini. L'ingresso sarà gratuito per gli under 18, il biglietto per il Pretorio costerà 4 euro e 10 euro quello speciale che consentirà la visita a tutti i Musei (compresa la mostra dedicata a Ferrè al Museo del Tessuto). I biglietti possono essere acquistati anche in prevendita, da lunedì 7 a giovedì 10 aprile, all'Urp di piazza del Comune, in biblioteca Lazzerini, al Museo del Tessuto e all'Opera del Duomo.

(Museo di Palazzo Pretorio, comunicati stampa)


ToscanaGo declina ogni responsabilità sull'uso di immagini ed audio presenti nel video. Per qualsiasi violazione di diritti d'autore o altro rivolgersi a Youtube.com sui cui server si trovano i video che la nostra pagina visualizza semplicemente.

Web Soft